L’ARTE ORIENTALE

Zhao Shulin

 

Non è un caso che siano così tanti gli artisti orientali, cinesi, giapponesi, coreani e taiwanesi invitati a questa manifestazione, così come non è un caso che sia io a scrivere per questi artisti. Quando nel 2001 conobbi Antonio Manfredi impegnato nella realizzazione di alcune sculture monumentali in Cina, immediatamente nacque un feeling che ci portò successivamente a collaborare per varie iniziative comuni. Insieme visitammo a Pechino e in tutta la sua sterminata provincia decine di studi di pittori, scultori, fotografi e performer che in buona parte abbiamo invitato a questa manifestazione per la realizzazione del Museo Internazionale di Arte Contemporanea della Città di Casoria per il quale Manfredi è il curatore.

 

L’arte orientale fin dagli esordi è nata sottolineando il suo aspetto prettamente didattico e ha sempre evidenziato il suo intento nello sviluppare valori in grado di regolare i rapporti umani. Il pittore orientale riflette nelle sue opere la storia, il suo pensiero, l'anima e la sua concezione filosofica.

In questi primi anni del nuovo millennio, la scena dell’arte contemporanea si presenta molto articolata, vi partecipano artisti così diversi per storia e per educazione da rendere vano ogni tentativo di racchiuderla in una definizione unitaria, che possa valere per tutti i suoi aspetti.

Così, l’arte cinese in particolare e quello orientale in generale, si occidentalizza solo in apparenza, mantenendo nella sostanza le proprie prerogative caratteriali e culturali, pur guardando con interesse alla storia dell’arte occidentale, ne trasforma il linguaggio in una originale fusione tra Asia e Occidente, sviluppando così una assoluta originalità di stile e di contenuti.

Il supporto fotografico e il video ha rappresentato forse , in questo ultimo decennio, il mezzo espressivo più idoneo a soddisfare le esigenze creative degli artisti orientali dell’ultima generazione e delle loro performances, il messaggio delle opere esposte in questa mostra di Casoria offre spunti di riflessione sul rapporto fra tradizioni e culture diverse tra loro.

Sono infatti molti gli artisti che hanno presentato un video o una fotografia.

Il cinese Huang Yan è conosciuto in tutto il mondo come il tatuatore di paesaggi policromi sui corpi, attingendo dalla body art e dall’arte del tatoo, ripropone tematiche proprie della tradizione cinese: a Casoria espone appunto una fotografia delle sue performances dove si dipinge sul corpo i simboli stessi dell’iconografia cinese, come le montagne delle antiche pitture cinesi.

Liu Yang propone una piccola serie di immagini di donne, notevoli per la discrezione e la delicatezza, anche cromatica, con cui è avvicinata la realtà del mondo femminile. Cang Xin si autoritrae al centro di un’aiuola di rose, in un paesaggio dai colori nitidi e dall'atmosfera quasi irreale. Zhou Yuechao presenta due fotografie di grande formato, realizzate durante una performance dal titolo “Floating Installation-Teahouse” nella città di Chongqing dove un gruppo di 5 uomini scelti a caso e una donna vengono mirabilmente utilizzati per una performance che vuole essere un paradosso della moderna concezione dell’arte e della cultura.

Li Tianyuan espone la foto di un pallido cielo dal forte potere evocativo per l’assenza, in un campo totale di minime variazioni cromatiche, di qualsiasi altro elemento iconico.  

Il fotografo coreano Kim Tae-Jun è, invece, presente con una grande foto di più di quattro metri di lunghezza, realizzata mirabilmente nell’interno di un vecchio ristorante coreano.

Con il video dal titolo “Utopian machine”, Zhou Xiaohu, lavorando con personaggi realizzati in plastilina, mette in scena un interessante confronto tra la cultura orientale ed occidentale con le sue miserie e i suoi drammi.

Di particolare interesse anche il film documentario di 56 min. di Wu Wenguang dal titolo “Dance with farm workers”, dove l’ artista utilizza operai di una industria tessile per realizzare una performance di grande effetto scenografico.

Sulla linea dell’analisi politica della società cinese è invece il suggestivo video dell’artista Liu Wei, dove in una sorta di sogno autobiografico si succedono immagini del presente e del passato comprese quelle dei fatti di piazza Tyenamen.

Ancora un video dal titolo “Aliens”, ma questa volta del giapponese Manubu Hasegawa. Il lavoro, realizzato nel corso di quattro anni, presenta una successione frenetica di migliaia disegni di alieni.

Nel momento in cui la Cina in particolare e l’oriente in generale si apre al mondo come una paradossale combinazione tra tradizione e novità, gli artisti manifestano un’energia creativa piena di immaginazione che poggia, però, sempre su una grande consapevolezza culturale riguardo al proprio passato e alle significative trasformazioni del presente. Un mirabile esempio lo abbiamo con alcune opere che saranno esposte a Casoria e che faranno parte della collezione permanente del Museo: a incominciare dai pittori cinesi Huxiang Dong, che in una piccola tela ad olio ci presenta i singolari effetti di luce su un corpo di donna coperto da un vestito di plastica trasparente, Zhang Donghong, affascinato anch’egli dai giochi della luce, ma in un contesto pittorico molto differente, dove s’intravede una lingua che sfuma nel colore azzurro dello sfondo, Ma Lin, con un dipinto di grande energia figurativa, in cui trionfa uno spettacolare simbolismo, e infine Xu Xianglin, con un tenero pastello su carta pergamena che dà vita, sulla trasparenza di un cielo, a una scena dai toni fiabeschi.

Particolarmente significativa, per il respiro della sua dislocazione spaziale, è l’opera del pittore taiwanese Ming Yi Chou, il quale con sedici elementi realizza una composizione, intitolata significativamente “Felicitad”, che ci porta in una foresta di fiori.

Una segnalazione a parte meritano gli artisti giapponesi Mihoko Nakahara, che, con una ricerca di sapore concettuale, distribuisce sulla superficie monocroma delle sue opere piccole pietre che dilatano la percezione dello spazio circostante, Toshiro Yamaguchi, il cui acrilico su tela, intitolato “Spring”, fornisce un esempio di svolgimento musicale realizzato attraverso la ritmica distribuzione delle forme sulla superficie dipinta, e Kazuyo Yamamoto, che, nel suo olio su tela, ha inserito sul fondo verde un arcipelago di forme tondeggianti.

Di diversa natura le opere della scultrice giapponese Yoshie Tonegawa, che conduce una ricerca di raffinato materismo su strutture di essenziale geometrismo, degli scultori cinesi Xu Zhenglong, con una piccola scultura in resina, intitolata “Revival”, che raffigura un personaggio dalla caratterizzazione singolarmente accentuata, e Li Zijie, con un’opera in materiale plastico argentato raffigurante una sorta di argenteo idolo coronato da due mani congiunte in preghiera, che – scrive l’autore – sono il simbolo di Dio.  

 

Pechino, aprile 2005