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UNDERCOVER
PAINTING ART
Ilaria
Pacini
L'idea
di organizzare un simposio di Undercover painters a Casoria
nell’ambito del progetto per la realizzazione del Museo
Internazionale di Arte Contemporanea della Città di Casoria si
sviluppò a Venezia incontrando per strada alcuni graffitisti
rincorsi da una pattuglia di polizia municipale. Pensai che, al di là
delle gallerie prestigiose, delle accademie d'arte e delle fiere,
esiste un fermento culturale che, forse inconsapevolmente, riflette
i rumori, gli odori, il ritmo, le immagini e le problematiche delle
città contemporanee. Trovai in Antonio Manfredi e nel suo progetto
un immediato riscontro e dopo appena due mesi ero già a Casoria con
i 9 artisti invitati e alle prese con bombolette spray, pennelli e
colori.
L’Undercover
painters ha avuto inizio con le avanguardie storiche e oggi si
confronta e si contamina con la cronaca, la poesia, la tecnologia e
con la solitudine di chi vive tra la folla.
Attenzione
però a non cercare in queste produzioni strascichi di movimenti
ormai definiti o definibili, sarebbe invece opportuno coglierne
l'immediatezza espressiva e la freschezza della composizione.
Le
opere realizzate durante questo simposio, infatti, non vanno
guardate attentamente, non ci sono virtuosismi ne sperimentalismi
pittorici; ciò che conta ed interessa è la percezione dell'uomo,
non quella del critico.
Lo
storico dell'arte potrebbe non notare nulla di interessante
nell'opera di Raffo,
mentre un napoletano leggerà in essa la risposta genuina di un
ragazzo di periferia che nella aerosol-art ha trovato la chiave per
valorizzare il suo mondo e se stesso.
Diverso
discorso va fatto per gli altri artisti presenti; ognuno di loro si
trova ad un punto della propria ricerca artistica nel quale il
prodotto finale ha volutamente infinite chiavi di lettura che
variano a seconda della collocazione - che può essere tanto un
museo quanto la strada -.
Nell'opera
di GGTarantola, Tatiana, Unz e Robot
Inc2501 la realtà virtuale e il mondo del pixel si scontrano
con una Napoli formato cartolina che agli
azzurri-grigi-viola-bianchi del cielo-mare-Vesuvio contrappone il
grigio scuro dei palazzi per un risultato che, se da un lato
evidenzia le mille possibilità dell'arte multimediale, dall'altro
la immortala in una forma, quella pittorica, ironicamente scelta per
rendere più aulica la collocazione all'interno di un museo.
Altre
intenzioni muovono, invece, il lavoro di Cyop
e Kaf, due nomi legati a
Napoli e alle sue strade che, per l'occasione, scelgono come
supporto anziché i muri o i vagoni del treno, una ingiallita carta
da parato sulla quale incorniciano ed espongono le foto dei loro
"pezzi" e, attraverso l'uso degli stencil, ci ripropongono
dei modelli espressivi tipici del post-graffitismo e della
street-art che riallacciano l'opera in questione con la loro
produzione precedente che trova nei vicoli di Napoli il suo habitat
naturale.
A
completare il gruppo ci sono le opere di Iabo
e Macro, entrambi
napoletani, legati anche loro alla street-coulture ma che,
attraverso gli studi "accademici", seguono un percorso
artistico che allo sperimentalismo espressivo unisce la riflessione
sulla società contemporanea. In particolare Macro indaga il
fenomeno della shopaholic "veneo ergo sum", mentre Iabo
utilizza la grafica tipica delle immagini pubblicitarie per
catturare l'attenzione dello spettatore e far giungere in maniera
semplice ma immediata il suo messaggio.
Insomma,
una breve panoramica sull'arte lontana dai salotti e dai clichè.
Milano,
marzo 2005
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