CASORIA CONTEMPORARY ART MUSEUM
selfportrait - a show for Bethlehem - show for Peace
MEDIA ART EXHIBITION
CURATORI:
Agricola de Cologne
Antonio Manfredi
Un progetto ideato da:
IN COLLABORAZIONE CON:
MAC - Museo Arte Contemporaneo Santa Fe/Argentina
Officyna Art Space Szczecin/Poland
MACRO - Museum of Contemporary Art Rosario/Argentina
360 artisti internazionali sulla pace
51 fotografi, 42 video artisti, 18 artisti multimediali,
150 artisti di sound art, 100 artisti di scrittura creativa
CONCEPT
Selfportrait – a show for Bethlehem –
show for Peace è una rassegna itinerante di arte
multimediale curata da Agricola de Cologne e da Antonio Manfredi con
la collaborazione del New Media Art Project Network di Colonia in
Germania, della Kahf Gallery Bethlehem_International
Center/Palestina,
del MAC_Museo
Arte Contemporaneo Santa Fe/Argentina, del
MACRO_Museo
Arte
Contemporaneo Rosario/Argentina, dell’Officyna
Art Space Szczecin/Polonia
e del
Casoria
Contemporary Art Museum/Napoli,
Italia.
360
artisti, con 260 opere multimediali, audio, video e fotografiche e
con 100 testi di scrittura creativa
e poesia
visiva, espongono nei musei citati con la volontà di rappresentare
una finalità univoca:
usare
uno stesso linguaggio di pace. L’ operazione troverà la propria
conclusione il 16 dicembre 2006
al Casoria Contemporary art Museum che acquisirà tutte le opere in
mostra, arricchendo così la sua già
vasta
collezione internazionale permanente. I lavori presentati sono la
metafora di un codice
universale
espresso attraverso gli attuali mezzi di comunicazione come la
fotografia, il video ed il computer.
Gli
autoritratti esposti sono i volti degli artisti, sono la presenza e
l’affermazione di un’esistenza volta
alla
cancellazione di ogni separazione culturale. Immagini forti e pose
classiche per parlare di un
argomento
avulso da ogni generalizzazione e banalizzazione. L’osservazione
quotidiana della
situazione in Medio Oriente (o in qualunque altro luogo dove la
guerra è la normalità) attraverso i mass
media
ha portato ad una desensibilizzazione dell’argomento, ad una
abitudine visiva, che viene
finalmente
interrotta grazie alle immagini della mostra, trasformandosi in un
messaggio dal forte impatto
emotivo.
La citazione delle torture perpetrate durante le guerre, la
simbologia di espressioni di una
cultura
diversa, le parole e i suoni di un popolo sono i soggetti delle
opere esposte. Il modus
espressivo è spesso di rottura, la rappresentazione di una denuncia
verso l’ingiustizia di una “guerra”
voluta da
pochi grandi e potenti o più semplicemente la visione di una routine
diversa, legata a
nuove
percezioni del vivere\sopravvivere. La voce che vuole essere
ascoltata, quella che chiede la
pace
attraverso l’arte, è la voce degli artisti a cui è negato il
quotidiano e l’espressione del proprio
mondo
artistico. In un “non luogo”, dove c’è solo la guerra, l’arte
continua ad esistere e ad affermare la
propria
verità.
Graziella Melania Geraci
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