CASORIA CONTEMPORARY ART MUSEUM
 
 selfportrait - a show for Bethlehem - show for Peace
MEDIA ART EXHIBITION
 

 16 dicembre– 16 gennaio 2007

 

INAUGURAZIONE:

16 dicembre 2006 ore 18.30

 
CURATORI:
Agricola de Cologne
Antonio Manfredi
 
Un progetto ideato da:

Media/Art/Cologne powered

by NewMediaArtProjectNetwork]:||Cologne

 

 
IN COLLABORAZIONE CON:

Al Kahf Gallery Bethlehem/Palestine

MAC - Museo Arte Contemporaneo Santa Fe/Argentina

Officyna Art Space Szczecin/Poland
MACRO - Museum of Contemporary Art Rosario/Argentina

 360 artisti internazionali sulla pace

51 fotografi, 42 video artisti, 18 artisti multimediali, 
150 artisti di sound art, 100 artisti di scrittura creativa

 

CONCEPT

Selfportrait – a show for Bethlehem – show for Peace è una rassegna itinerante di arte

multimediale curata da Agricola de Cologne e da Antonio Manfredi con la collaborazione del New Media Art Project Network di Colonia in Germania, della Kahf Gallery Bethlehem_International Center/Palestina,

del MAC_Museo Arte Contemporaneo Santa Fe/Argentina, del MACRO_Museo Arte

Contemporaneo Rosario/Argentina, dell’Officyna Art Space Szczecin/Polonia e del Casoria

Contemporary Art Museum/Napoli, Italia.

360 artisti, con 260 opere multimediali, audio, video e fotografiche e con 100 testi di scrittura creativa

e poesia visiva, espongono nei musei citati con la volontà di rappresentare una finalità univoca:

usare uno stesso linguaggio di pace. L’ operazione troverà la propria conclusione il 16 dicembre 2006

al Casoria Contemporary art Museum che acquisirà tutte le opere in mostra, arricchendo così la sua già

vasta collezione internazionale permanente. I lavori presentati sono la metafora di un codice

universale espresso attraverso gli attuali mezzi di comunicazione come la fotografia, il video ed il computer.

Gli autoritratti esposti sono i volti degli artisti, sono la presenza e l’affermazione di un’esistenza volta

alla cancellazione di ogni separazione culturale. Immagini forti e pose classiche per parlare di un

argomento avulso da ogni generalizzazione e banalizzazione. L’osservazione quotidiana della

situazione in Medio Oriente (o in qualunque altro luogo dove la guerra è la normalità) attraverso i mass

media ha portato ad una desensibilizzazione dell’argomento, ad una abitudine visiva, che viene

finalmente interrotta grazie alle immagini della mostra, trasformandosi in un messaggio dal forte impatto

emotivo. La citazione delle torture perpetrate durante le guerre, la simbologia di espressioni di una

cultura diversa, le parole e i suoni di un popolo sono i soggetti delle opere esposte. Il modus

espressivo è spesso di rottura, la rappresentazione di una denuncia verso l’ingiustizia di una “guerra”

voluta da pochi grandi e potenti o più semplicemente la visione di una routine diversa, legata a

nuove percezioni del vivere\sopravvivere. La voce che vuole essere ascoltata, quella che chiede la

pace attraverso l’arte, è la voce degli artisti a cui è negato il quotidiano e l’espressione del proprio

mondo artistico. In un “non luogo”, dove c’è solo la guerra, l’arte continua ad esistere e ad affermare la

propria verità.

  
Graziella Melania Geraci