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OVERSEA
Art from Mediterranean
Maryam Abdelwahab
EGITTO
Marija
Bjekic
SERBIA
Severine
Bourgignon
FRANCIA
Nisrine
Boukhari
SIRIA
Carlo
Caldara
ITALIA
Carmen
Carmona Fernandez
SPAGNA
Maria
Dimaki
GRECIA
Fathi
Hassan
EGITTO
Mohamed
Al-Hawajri
PALESTINA
Ajili
Houda
TUNISIA
Dusa
Jesih
SLOVENIA
Natasa
Ljubetic
CROAZIA
Caroline
Navarro
MALTA
Vahida
Nimanbegu
MONTENEGRO
Manolo
Oyonarte
SPAGNA
Anna
Photiadou
CIPRO
Pilar
FRANCIA
Michele
Quercia
ITALIA
Khaled
Sabsabi
LIBANO
Marcus
Shahar
ISRAELE
Shahar
Sivan
ISRAELE
Pedrag
Szilvassy
SLOVENIA
Lino
Vairetti
ITALIA
Eliana
Vanvakinos
GRECIA
Painting performance by
Sergej Andreevski
MACEDONIA
Music performance by Ciccio Merolla
ITALIA
Maryam
Abdelwahab | Egitto
La figura
assopita è la rappresentazione di una divinità dell’antico
Egitto: Sekhmet. Dio malefico e portatore di guerra e di
distruzione del mondo umano. L’essere divino è ritratto in
una condizione di stasi, impossibilitato all’azione negativa
dal sonno rivela un’energia positiva. La figura appare
infatti serena e avvolta in spire colorate che svelano il
desiderio di tregua e di pace.
Marija
Bjekic | Serbia
Il quadro
appare quasi monocromatico. Ampie campiture dal nero al
grigio offrono la visione di una figura isolata, che pensosa
guarda lontano. L’uso dei colori non vivaci acuisce il senso
di riflessione introspettiva che si apre verso l’esterno e
sembra relazionarsi ad esso attraverso la postura.
Severine
Bourgignon | Francia
L’ oggetto
raffigurato è la metafora del mondo artistico e della
filosofia dell’artista. Non un semplice fiore ma la
necessità di una voce fuori dal coro, di una comunicazione
che non sia necessariamente scioccante ma che abbia un
impatto tenue e gradevole. La linea sottile di contorno si
staglia netta sul fondo frammentato e graffiato di filamenti
pittorici quasi a definire un universo informe in cui
campeggia la sensibilità artistica.
Nisrine
Boukhari| Siria
Video
Il video
gioca e analizza la metafora dell’identità e della
trasformazione. L’assunzione di ruoli predefiniti sconcerta
e definisce l’estraneità rispetto ai canoni imposti dalla
visione esterna. Le domande esistenziali sull’essere e sulla
valenza della propria visione interiore si scontrano con i
personaggi fittizi esterni con cui si istaura un rapporto
quasi di fratellanza.
Carlo
Caldara | Italia
Il taglio
fotografico del ritratto insieme al supporto utilizzato
rendono l’opera di notevole impatto visivo. Lo sguardo
diretto della protagonista accompagna il gesto di sfida e di
attacco rivolto a chi osserva la scena. Eppure la figura non
è centrata, lascia spazio al riflesso retrostante della
propria immagine. Il tutto viene stemperato, la molteplicità
dei punti di vista distrae l’occhio e la minaccia iniziale
si apre ad una riflessione sulle prospettive recondite.
Carmen
Carmona Fernandez | Spagna
Una
tuffatrice appare nel momento culminante in cui si
rannicchia per contorcersi in un lancio nel vuoto. Lo sforzo
fisico e la concentrazione nel compiere il gesto sono
esaltati dai colori che, come aureole vivacissime,
circondano la sportiva mentre la plastica trasparente è come
l’acqua che, come un velo, protegge chi vi si immerge.
L’impunità del titolo è la mancanza di sofferenza per chi si
mette in gioco, per chi accetta la sfida con se stesso
correndo il rischio di perdere.
Maria
Dimaki | Grecia
La figura che
sinuosa nuota è Talassa, una divinità marina primordiale,
che rappresenta la personificazione del
Mar Mediterraneo. La sovrapposizione dell’immagine con
una radiografia di un piede umano è l’identificazione con le
popolazioni mediterranee, figlie di un mare che le unisce.
L’ultraterreno e il fisico si mescolano in un gioco di ombre
e di colori per dar vita ad un connubio strutturale che
sembra giustificare la derivazione comune.
Fathi
Hassan | Egitto
L’opera è la
rappresentazione grafica di un viaggio. Come cammelli in
fila i segni estetici dell’artista egiziano si susseguono
piegandosi al concettuale. La parola declina verso l’arte e
perde la valenza del significato. Il percorso appare
solitario, privo di punti di riferimento e soprattutto
silenzioso come un uomo nel deserto. I riferimenti alle
origini e ad atavici ricordi si concretizza in una linea
continua che sembra volgere all’infinito senza alcuna
sospensione temporale.
Fathi
Hassan | Egitto
Video
L’opera
analizza il linguaggio originario della regione che si trova
tra l’Egitto e il Sudan: la Nubia. Le tradizioni e la
cultura propria del popolo nubiano si trasmettono solo
oralmente e il video tende a rivelare tale arcaica usanza.
Una donna parla con il linguaggio del corpo mentre in
sottofondo si sentono delle voci: l’universalità del
linguaggio gestuale è in contrasto con quello verbale a cui
invece è affidato il sapere.
Mohamed
Al-Hawajri | Palestina
La scrittura
araba tendenzialmente volge al decorativismo. Nella storia
si è sostituita alla rappresentazione umana che ritorna in
questo dipinto. Le figure appaiono circondate e avvolte
dalla parola, come un vortice che le contiene e ne definisce
le ideologie e il sentire. I simboli esterni appartengono ad
antiche tradizioni o sono solo un richiamo alle metafore e
alle allegorie di popoli ancestrali che dimentichi di un
passato comune hanno imparato ad usare il linguaggio come
una separazione e l’arte come unione.
Ajili
Houda | Tunisia
L’uso dei
colori vivaci ribalta la rappresentazione tradizionale della
nazione di appartenenza dell’artista. Le macchie tonali si
sovrappongono in un collage in cui si leggono le pennellate
sfumate che donano al dipinto una piacevole frescura
cromatica.
Dusa Jesih
| Slovenia
La perfetta
definizione dello spazio scandisce i momenti
dell’organizzazione mentale. Tutto il tempo, il giorno e la
notte, è racchiuso in anfratti geometrici che nascondono
domande, dubbi e riflessioni. Le linee si incrociano e
costruiscono una griglia che non costituisce una prigione ma
un universo ordinato o solo apparentemente regolato da leggi
interiori.
Natasa
Ljubetic | Croazia
Il ricamo e
la cornice dorata sono i ricordi dell’artista. L’opera è la
riproposizione di un quadro che tante volte le deve essere
apparso nella casa dei suoi genitori e che ora rivive e si
concretizza in una stesura liquida, priva di quella
sensazione materica a cui appartengono gli oggetti dipinti.
Quasi come un viaggio nel tempo i colori si modificano e
ritornano indietro, si impolverano e assumono una valenza
antica, lontana dal presente ma vissuta intensamente.
Caroline
Navarro | Malta
Pennellate
dense delineano per sommi capi il paesaggio. I colori solari
sono smorzati dal vento che rende tutto agitato ma sereno.
Le vele delle imbarcazioni si gonfiano mentre il sole
illumina le architetture dell’isola mediterranea. Quasi una
visione impressionistica del paesaggio dall’immediatezza
visiva e dal sentimento di appartenenza ad una terra fatta
di mare e luminosità.
Vahida
Nimanbegu | Montenegro
L’opera è la
rappresentazione di realtà che non possiamo né vedere né
descrivere ma di cui possiamo solo intuire l’esistenza. La
descrizione astratta allontana dalla realtà ma avvicina al
sentire interiore. Le linee e le forme si intersecano mentre
i colori sembrano definire profondità recondite. Sono
paesaggi della mente che stimolano la riflessione e il
pensiero.
Manolo
Oyonarte | Spagna
Le figure
ritratte sembrano sussurrare domande esistenziali e la loro
deformazione suggerisce riferimenti alla storia dell’arte
contemporanea. Si intuiscono strutture architettoniche e
personaggi che si insinuano latenti. Sono ancestrali dubbi o
pensieri che si visualizzano come ombre incombenti.
Anna
Photiadou | Cipro
Un essere
alato sembra appoggiato sul muro di un edificio. L’atmosfera
appare surreale, quasi onirica e il personaggio femminile si
manifesta come protagonista di una storia che lo vede
sospeso in attesa di un evento. La scansione geometrica
dello spazio definisce gli ambiti dell’azione lasciando
tuttavia libertà all’immaginazione. La rappresentazione
tocca le sfere profonde della sensibilità che rimane
attonita e stimolata verso la ricerca interiore.
Pilar |
Francia
La tristezza
del volto o la voglia di interiorizzare un sentire profondo
si leggono attraverso l’incisione nel legno. La bocca appare
maggiormente delineata forse perché come fonte di dolore le
parole nascono da lì. Intorno al soggetto un carosello di
figure che provengono da un universo di ricordi. Eppure il
volto li sovrasta, impone la propria presenza con sguardo
fisso verso il futuro.
Michele
Quercia | Italia
La
definizione del campo architettonico nell’opera ne definisce
due aree di interesse: la parte inferiore in cui le foglie
rappresentano la natura silenziosa e la parte superiore in
cui si staglia in un interno abitativo la grande figura dai
tratti non identificati. L’isolamento che si prova anche nel
mondo esterno è riconoscibile nelle foglie mentre la
sensazione di solitudine interiore è rappresentata
dall’anonimo, e per questo universale, uomo alla finestra.
Khaled Sabsabi|Libano
Sonorità
ancestrali si insinuano da lontano. Suoni del deserto e del
mare, ma anche delle grandi metropoli dei paesi mediterranei
si percepiscono come in un unico corpo di note.
Marcus
Shahar | Israele
Video
La sfilata
dell’artista in posa presidenziale sulla lussuosa macchina
in giro per le strade della sua città è ribaltata
dall’anonimato affermato dall’assoluta ignoranza sulla sua
esistenza da parte della gente che viene in sottofondo
intervistata. Le persone comuni non conoscono l’artista e
antepongono la cucina o un gioco all’importanza dell’arte
nella società. Una ironica denuncia di una condizione
comune.
Sivan
Shahar | Israele
L’opera
dell’artista israeliano è un autoritratto. La raffigurazione
di uno sguardo allo specchio, di un’immagine riflessa che
rivela condizioni e pensieri reconditi. Il segno è deciso e
piccoli tocchi di colore definiscono la figura. Proprio la
stesura dell’impasto pittorico rivela l’abilità tecnica, il
rimando a esperienze storiche e la corrispondenza ad un
sentire personale verso il mondo.
Pedrag
Szilvassy | Slovenia
L’opera è la
visione di un mondo magico dove le figure femminili danzano
alla ricerca di pensieri. L’iconografia usata ha rimandi
nella tradizione pittorica rinascimentale, filtrata
attraverso la sensibilità contemporanea grazie anche all’uso
di materiali riciclati e alla tecnica della sovrapposizione
degli stessi. L’abilità della linea disegnativa si amplia in
uno sfumato lieve e contemporaneamente corposo immergendo lo
spettatore in un’altra dimensione.
Lino
Vairetti | Italia
La figura
geometrica è la rappresentazione in tre dimensioni
dell’oggetto. La barchetta di carta avanza lungo il mare,
solca le onde, che in questo caso sono sonore, e porta il
nome con cui i romani chiamavano il Mediterraneo: Mare
nostrum. La visione da più punti di vista aiuta a avere uno
sguardo complessivo sul mondo che vive sulle sponde del
bacino le cui notizie, riportate dai mass media, sono spesso
fragili e parziali.
Eliana
Vamvakinos | Grecia
Il
letto-barca emerge dal mare, il liquido amniotico da cui
l’essere si distacca e in cui ha trovato la propria
costruzione personale. L’imbarcazione veleggia sulla
superficie liquida per prendere il volo verso l’alto-altro,
verso l’esterno, nella ricerca di consapevolezza in un
viaggio personale e di confronto con entità diverse. Il
tutto appare avvenire in una atmosfera onirica e metafisica,
metafora dell’analisi introspettiva che persegue l’umano.
Ciccio
Merolla | Italia
Uno dei
percussionisti più accreditati del panorama italiano dal
sound internazionale con atmosfere che derivano da influenze
universali. Suggestioni della cultura metropolitana
napoletana che si fondono con i suoni arabi, africani e
indiani.
Sergej
Andreevski | Macedonia
Attraverso
gesti decisi e veloci l’opera nasce dal pennello
dell’artista, dalle sue sensazioni e dall’analisi della
storia macedone e dal contesto in cui si manifesta
attualmente. L’impronta gestuale riporta sulla tela
impressioni e un’interiorità vissuta attraverso il
linguaggio dell’arte.
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