CAMorra

La Camorra diventa Arte

a cura di Antonio Manfredi
20 giugno/20 luglio 2008
Inaugurazione 20 giugno 2008 ore 19:00

Afterall, Monica Biancardi, Raffaele Boemio, Piero Chiariello, Cyop & Kaf, Fiorenzo D’avino, Bruno De Stefano, Sebastiano Deva, Giuseppe Di Guida, Mario Fabbroni, Luciano Ferrara, Barbara La Ragione, Giacomo Montanaro, Walter Picardi, Carmine Rezzuti, Sergio Riccio, Federica Rispoli

LA CAMORRA DIVENTA ARTE
In un museo di frontiera, alle porte di Napoli, un atto d’accusa di 17 artisti napoletani con opere intelligenti e brillanti, talvolta pungenti e maliziose, altre volte stravaganti e paradossali ma sempre di forte impatto visivo.

“Non sono sufficienti i roghi appiccati per il pizzo non pagato, non ci basta la spazzatura, non vogliamo solo le foto dei morti ammazzati in agguati punitivi …noi, popolo dell’arte, vogliamo di più. Vogliamo svegliare le coscienze con immagini irreali e con la registrazione di atti e comportamenti così usuali nel nostro territorio da assumere valenza universale. La sopraffazione dei deboli, le relazioni socio-politiche, che denotano un’imposizione da entità criminosa, il controllo sulla vita, sui movimenti e sulla libertà dell’individuo da parte di una creatura dalle cui fauci sembra impossibile sfuggire: questo e molto altro è la CAMORRA.

Chi meglio di 17 artisti napoletani può esprimersi su tale tematica?
E chi meglio di un museo di frontiera, come il CAM, poteva concertare una mostra  sulle accezioni sociali della malavitosa piovra che attanaglia gli uomini?” .

Dalle riflessioni di Antonio Manfredi, curatore della mostra e direttore del CAM, e dalla paura che l’impotenza prenda il sopravvento, nasce la mostra CAMORRA. Per un’arte concretamente fattiva che generata dal male se ne distacca il 20 giugno, alle 19.00, fino al 20 luglio presso il CAM di Casoria.

Le opere in mostra saranno le visioni oniriche o ironiche di chi vive sulla propria pelle le restrizioni e le conseguenze di uno status mentale che si insinua nei comportamenti sociali. Come non pensare al mare di spazzatura in cui naviga Napoli da mesi guardando la salvifica Madonna che si staglia sui cumuli colorati e maleodoranti nell’opera provocatoriaNostra signora della monnezza? O come non sorridere dinanzi alla statua di Padre Pio che in cima ad una montagna di copertoni sembra difenderne l’incolumità dal vandalismo incendiario? Ecco che prospettive artistiche dialogano e si confrontano in una mostra che vuole essere una testimonianza del vissuto, del degrado che ci circonda, degli edifici, prigioni dell’anima, dove si consumano tragedie e dove si sussurrano al buio segreti di una persecuzione perpetuatasi nella storia umana. Un muro opprime e occlude la vitalità della montagna che oleograficamente funge da sfondo alle mancanze di sviluppo e di crescita di bambini mai fanciulli, costretti a vivere con modelli deviati o in ambienti malsani. Eppure il Feroce felino, che divora tutto, conserva un rispetto per la casta attraverso una specie di religione arcaica simboleggiata, in un’opera in mostra, da un essere ibrido e dai segni arcani dei rapporti di forza e di imposizione. Figure che si contorcono, come immagini riflesse negli specchi delle coscienze, appaiono come visioni oniriche. Il Candore dell’innocenza di un prigioniero si ribalta nella figura del carnefice, mentre chi conosce la realtà la teme e copre gli occhi con le stesse mani che invece di agire rimangono inermi.

In occasione dell’evento dell’inaugurazione avranno luogo azioni artistiche mentre sugli schermi del Cam scorreranno le parole di giornalisti impegnati sul tema divenuti per l’occasione scrittori creativi.

Artisti
Afterall, Monica Biancardi, Raffaele Boemio, Piero Chiariello, Cyop & Kaf, Fiorenzo D’avino, Bruno De Stefano, Sebastiano Deva, Giuseppe Di Guida, Mario Fabbroni, Luciano Ferrara, Barbara La Ragione, Giacomo Montanaro, Walter Picardi, Carmine Rezzuti, Sergio Riccio, Federica Rispoli

NewsMonopol Magazine

In the photo of Monopol Magazine frame by video of Antonio Manfredi for the performance and installation untitled A she S d(13) by Wiriam Wuttke.

Schermata 2014-01-16 a 11.45.20

CAM MUSEUM_La Terra dei Fuochi_15 gennaio 2013

Schermata 2014-01-09 a 20.05.41

Camorra, 2008_Video installation_Antonio Manfredi

Libro Camorra x Mail list

Articolo_di_Vittorio_Sgarbi_su_CAM[1]

index-3

index

241630_10150200936286302_4209830_o

Schermata 2013-03-06 a 19.13.42

Schermata 2013-04-09 a 18.06.26Schermata 2013-03-07 a 13.17.08

Schermata 2013-07-03 a 18.17.49Corriere_Pena di morte per i CamorristiSudwest PresseSchermata 2013-05-14 a 13.20.30Polemica mostra latitantiindex-1Schermata 2013-07-03 a 18.52.51Schermata 2013-07-03 a 18.13.07Schermata 2013-07-03 a 18.15.21Schermata 2013-07-03 a 18.16.12Schermata 2013-07-03 a 18.16.50Schermata 2013-07-03 a 18.19.23Schermata 2013-07-03 a 18.26.21

Artisti
AFTERALL

Figure che si contorcono, come immagini riflesse negli specchi delle coscienze, appaiono come visioni oniriche che portano messaggi da decodificare. La lenta trasformazione dei volti rimanda all’interpretazione personale e al significato delle influenze esterne sul pensiero della realtà sociale. Lo spazio delimita l’espressione mentre lo sfondo a cielo aperto porta un senso di speranza e cambiamento.

MONICA BIANCARDI Nostra Signora della Monnezza, 2008 cm. 80 x 150 Fotografia
L’opera è un chiaro riferimento al mare di spazzatura in cui naviga Napoli da mesi. La tragica situazione sembra trovare una soluzione nel riferimento religioso che si radica nella tradizionale concezione salvifica napoletana. La figura dal candore illuminante e dall’espressione serafica si contrappone perfettamente con i coloratissimi involucri dei rifiuti maleodoranti suscitando un sorriso benevolo e una preghiera spontanea.

RAFFAELE BOEMIO Afona, 2008 cm.170 x 150 Tecnica mista su tela
La “Afonia” è la condizione del silenzio e l’impossibilità di esprimere il proprio disagio. L’assenza di suoni si raccoglie e si concentra nelle pure linee di contorno della figura assoluta e quasi irreale. I colori terrosi rivelano il dramma di un’esistenza che non riesce a farsi sentire perdendo la propria consapevolezza.

PIERO CHIARIELLO Conversazione a tre con poca luce, 2007 cm 115,5 x 50 Digital print su pvc
Nell’oscuro silenzio la conversazione tra elementi temporalmente distanti suggerisce trame del potere illecito. Un segreto accordo unisce i protagonisti che attraverso il buio concordano sul destino di un’umanità succube.

CYRO (CYOP) Industria culturale, 2008 cm 54 x 54 Tecnica mista
La lieve sagoma di un’industria incisa nel metallo si tinge di un rosso sangue che invade lo spazio circostante. Dalla canna fumaria si librano i simboli di una società degradata che si finge “polical correct”. E’ questa l’industria della cultura che sembra produrre finzione e da cui si espande sotto tacito assenso di un perbenismo impotente la CAMorra organizzata. La riflessione visiva riporta ai capannoni industriali abbandonati nelle periferie, prima scenari di attività lavorative e quindi di sviluppo, ora solo contenitori di sfacelo.

KAF Senza titolo, 2008 cm. 47 x 57 Tecnica mista
Il messaggio della sottomissione e dello strapotere economico da parte di un’entità malavitosa è reso attraverso un linguaggio chiaro e diretto. L’essere malefico è alleggerito dal colore dell’oro che fa ovviamente riferimento alla materia grazie alla quale si esercita l’assoggettamento e che trasforma in meri fantasmi chi cerca di sopravvivere.

FIORENZO D’AVINO Il peso della famiglia, 2008 cm 27 x 27 x 27 Resina, plexiglas, libro
La metafora del peso costituisce il senso dell’oppressione storica di una malavita radicata e onnipresente. Il dato scientifico dell’esistenza di tale realtà illecita è nel libro, nelle parole ma soprattutto nelle azioni che si perpetrano nel corso di tempo sempre uguale. Ormai quasi un’abitudine esistenziale la famiglia malavitosa fa sentire la propria presenza.

LUCIANO FERRARA Periferie, 1980/2000 cm 40×50 Foto su carta baritata ai sali d’argento
La foto mostra uno squarcio di periferia napoletana. Prive di spazio vitale le abitazioni appaiono quale testimonianza dell’abusivismo edilizio e di come la Camorra abbia subdolamente influito sulle strutture urbane. L’horror vacui de determina l’angoscia della registrazione di un momento fisso nel tempo che assume valenza di status eterno.

GIACOMO MONTANARO Senza Titolo, 2007 cm170x100 Acido e graffi su carta fotografica
Due figure umane in antitesi, due contrasti, il bianco e il nero, il bene e il male, il giogo della violenza quotidiana al quale tutti, nessuno escluso, sono costretti a piegarsi. Vittima e carnefice sono posti in alternanza. L’opera gioca sull’ambiguità della differenza di ruoli: è infatti l’immagine scura ad essere legata. Il capo reclinato è il segno della disfatta per il sopruso e l’oppressione camorristica.

SEBASTIANO DEVA Camorra’s eye, 2003/2008 Video digitale
L’occhio del Grande Fratello spia e impone la propria presenza. L’entità misterica controlla con sguardo terrificante le azioni che si svolgono intorno a lui definendo la propria ispezione attraverso un suono magmatico e penetrante. L’immagine è inquietante e rispecchia perfettamente l’incubo della sottomissione psicologica.

FEDERICA RISPOLI Non vedo, 2008 cm 50×50 Olio su tela
Il volto dell’uomo mostra la paura e l’orrore di chi è costretto a guardare senza poter reagire. La disperazione di chi non ha altra possibilità se non quella di coprirsi il volto con le mani per non vedere. Ma gli occhi restano spalancati perché l’anima non può accettare, l’anima deve vedere per poter conoscere la verità. Per poter, un giorno, parlare, urlare al mondo gli orrori ai quali ha assistito impotente.

SERGIO RICCIO Ercolano, 1999 cm 74×120 Stampa fotografica su alluminio Un muro opprime e occlude la vitalità del vulcano che oleograficamente funge da sfondo alle mancanze di sviluppo di un territorio dilaniato. La prigione si eleva e impone la condizione dello spazio chiuso oltre il quale un mondo attivo dorme e fatica a farsi sentire. Le ombre di una potenza carceraria si stagliano sul muro metafore di entità reali e onnipresenti.

WALTER PICARDI Caccaricca, 2007 cm 130 x 15 x 15 Plexiglass, poliespanso, anello con diamante sintetico
La teca che solitamente racchiude oggetti preziosi diventa lo scrigno per le nefandezze della società. L’ipocrisia di una ricchezza apparente si rivela in tutta la sua assurdità attraverso l’escremento ingioiellato. La riflessione prende il posto del disgusto e il gioco trasforma lo sguardo in pensiero. L’ironia cavalca l’onda del disagio mentre l’esposizione spudorata ne conclama la sua reale valenza.

GIUSEPPE DI GUIDA Sono nato in terra di camorra, 2008 cm. 400 x 150 x 50 Installazione
La statua di Padre Pio troneggia in cima ad una montagna di copertoni difendendone l’incolumità dal vandalismo incendiario. L’installazione mostra sul video la lettera dell’artista indirizzata al curatore della mostra. Le parole scorrono lente e narrano del ritrovamento casuale del santo che salvò dalle fiamme gli scarti della società.

BARBARA LA RAGIONE Senza titolo-0, 2008 cm. 57×87 Fotografia
L’opera mostra esseri ibridi appartenenti ad una specie di religione arcaica simboleggiata dai segni arcani dei rapporti di forza e di imposizione. L’animale che si impone è ai prodromi dei segnali di riconoscimento e di appartenenza alla setta dei potenti che ancora oggi influenza lo stato sociale.

CARMINE REZZUTI Senza titolo, 2000_2006 cm. 195 x 195 Acrilico su tela Il feroce felino che divora tutto è il simbolo della CAMorra, di ciò che sembra tenere tra le fauci un luogo infuocato che brucia la gola di chi lo ingloba. L’animale terrifico dagli occhi di lava predomina e minaccia con la sua presenza enorme e angosciante. L’opera è òo specchio di una condizione opprimente e reale.