CAM ART WAR | Manifesto

La rivoluzione degli artisti
L’oggetto finale della produzione artistica è l’opera d’arte, unica e intoccabile, un’estensione dell’autocoscienza umana intensa come comprensione del sé e della società di riferimento. Cancellarla con il fuoco significa negarne la sacralità, quasi un gesto vandalico che ne modifica il significato iniziale e che la trasforma in veicolo di protesta sociale. Se a farlo sono gli stessi artisti, il gesto diventa rivoluzione: CAM Art War. E’ la rivoluzione pacifica degli artisti e degli intellettuali che portano avanti la propria battaglia contro l’omologazione delle culture e contro le spaventose disuguaglianze sociali che ha creato il mercato globale. Viviamo un periodo di forti sommovimenti sociali e politici. Le proteste dei popoli, mai come in questo momento storico, sembrano una scia unica portatrice di esasperazioni represse. La libertà propugnata non è solo quella dovuta ai popoli sotto dittatura ma anche agli strati sociali oppressi da un’instabilità finanziaria che ne condiziona la vita. Nuovi nemici si sono profilati all’orizzonte, banche, società finanziarie, lobbies economiche che governano e monopolizzano il mercato. Non è differente nel mondo dell’arte e della cultura; a detenere il potere nell’arte contemporanea sono le fondazioni bancarie, le megagallerie, i supercollezionisti. Le case d’asta controllano le biennali e le grandi fiere d’arte mentre i consigli di amministrazione dei musei sono sempre più prodotto di accordi “politici” e strategici. Gli Stati sono latitanti, impotenti o collusi e la cultura e la ricerca scientifica sono pesi insostenibili per le economie in tempo di recessione perché beni che non creano profitto. L’informazione sull’arte è pilotata dalle grandi strutture mediatiche, figlie e sorelle dei potenti centri finanziari che foraggiano solo le mostre o gli spazi espositivi vicini ad alcuni poteri. Nulla può nascere dal basso, tutto è Merchandising, Benefit, Marketing, intere generazioni di artisti sono semplici comparse senza futuro. Musei, biblioteche e teatri sperimentali hanno bisogno di capitali per operare, ma se non ci si omologa alle linee di mercato vengono meno sia i finanziamenti pubblici che quelli privati. Allora, il museo CAM, avamposto culturale, che attraverso l’arte porta messaggi sociali come la lotta alla mentalità della criminalità organizzata, che vede nella sperimentazione e nella ricerca l’alternativa allo star system e ai “Musei IKEA”, ha lanciato la sua sfida con una grande azione internazionale dal titolo “CAM Art War”. Gli artisti che vorranno partecipare alla “rivoluzione culturale” compiranno un gesto dirompente all’unisono, in luoghi diversi e guidati da una stessa finalità: la protesta contro lo stato attuale dell’arte e della cultura. Gli artisti faranno quello che mai nessuno vorrebbe vedere in una società civile, bruceranno le loro opere, distruggeranno permanentemente il prodotto della propria creazione, così come i governi, la finanza e le multinazionali stanno facendo con i loro sogni.

Antonio Manfredi Art Director del Museo CAM

La storia del CAM
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MUSEO CAM
2005/2015
… e l’avventura continua

5 pensieri riguardo “CAM ART WAR | Manifesto”

  1. La morte della cultura in un gesto estremo.

    Uno sciopero della fame e della sete?
    Uno striscione come tanti che viene lasciato ‘appeso’ senza che susciti attenzione?
    Un Sit-in per attirare l’attenzione?

    No!
    Se l’indifferenza ha raggiunto un livello di … ‘avanzata decomposizione culturale’, non serve a nessuno ‘conservare’ le testimonianze del passato e del presente, in un gesto estremo si può configurare l’epilogo di una agonia.

    Il fuoco che brucia le opere di artisti internazionali … tanto non interessano nessuno.

    La cultura non è inserita nella lista dei beni primari e quindi se ne può fare anche a meno… da qualche parte bisogna risparmiare!

    Le istituzioni sono ‘sorde’, i cittadini sono ‘ciechi’, le opere … ‘bruciano’.

    Esprimo la mia solidarietà agli ‘Amici del CAM’ che ha contribuito con le sue opere, sparse per la città, in villa comunale e nei locali del museo a dare un … ‘valore’ ad una città non ha saputo approfittare dell’opportunità disponibile per rilanciare con uno ‘scatto di orgoglio’ il proprio territorio.

    https://plus.google.com/102871578662670198838?hl=it&tab=h#

    Vincenzo Feleppa

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