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L’ultima battaglia del CAM

Il Direttore del Museo CAM si ammanetta nella stanza del Sindaco di Casoria.

Non finiscono i gesti estremi del direttore del museo CAM che esasperato per l’indifferenza delle istituzioni cerca ancora una volta di svegliare le coscienze dei politici che numerosi, negli ultimi tempi si sono presentati al museo di Casoria promettendo una soluzione per un bene comune lasciato perire. Eppure il pericolo è imminente, il CAM potrebbe chiudere nel 2018, non è più possibile sostenere le spese di gestione di 3 mila metri quadri e di una collezione di oltre 1500 opere d’arte internazionale. Un gesto disperato quello di Antonio Manfredi ammanettatosi perché prigioniero di un sistema che non riesce ad essere risolutivo ma che continua a farsi bello dell’esistenza del museo CAM. 
In passerella sono passati in molti e Antonio Manfredi li chiama all’appello, tutti i politici che sono stati al CAM, tutte le loro promesse, Antonio Manfredi li vuole li, nella stanza del sindaco o non uscirà più.

“Sono Antonio Manfredi, direttore del Museo CAM di Casoria, mi sono appena ammanettato nella stanza del Sindaco di Casoria Pasquale Fuccio che ha promesso innumerevoli volte finanziamenti per il museo ma che non ha mai mantenuto quanto dichiarato anche pubblicamente nelle sue visite ufficiali al CAM.
Non lascerò questa stanza fino a quando non saranno qui davanti a me i politici e gli amministratori pubblici che negli ultimi mesi hanno visitato il museo CAM di Casoria “promettendo ed assicurando” un aiuto concreto per il museo che non c’è mai stato e per ribadire le loro promesse.
Voglio salvare il CAM.
Per scongiurare la chiusura del museo nel 2018 chiedo dunque la presenza immediata:
del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca
del Vice Presidente del Consiglio Regionale Tommaso Casillo
del Senatore della Repubblica Pasquale Sollo
del Consigliere Regionale del Movimento 5 Stelle Luigi Cirillo
del Consigliere Regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli
non uscirò da questa stanza senza la loro presenza se non arrestato.
Non permetterò ancora di giocare con un museo che da 13 anni lotta per la sopravvivenza e realizza mostre contro ogni forma di sopruso sociale e culturale in una terra di camorra e di problematiche sociali spaventose.
Dopo le tante battaglie chiedendo asilo politico in Germania, bruciando opere d’arte per protesta, questa è l’ultima battaglia per salvare il Museo CAM .”