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Artists
Ashis Ghosh
Nato nel 1972 in West Bengal, India
Flying bullets, 2006
La sagoma
di un cadavere riposa tranquilla sotto una zanzariera dove i
proiettili polemici di Ashis Ghosh hanno le ali degli
insetti pestiferi meno pericolosi della morte che incombe
sull’esistenza umana.
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Pooja Iranna
Nata
nel 1969 in New Delhi, India
Pillars, 2003
Le leggere
scatole di Pooja Iranna si sovrappongono in totem
metaforici di costruzioni invasive, sono i grattacieli della
nuova India, ma colorati e destrutturati. L’opera trasforma
i giganteschi parallelepipedi in giochi per i moderni
bambini del potere.
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Gigi
Scaria
Nato nel 1973 in Kothanalloor, Kerala, India
Picture perfect, 2006
Drammatico
il video-denuncia di Scaria dove un adolescente indiano è
costretto a montare calendari in una stanza afosa e
maleodorante con movimenti meccanici che accostano l’uomo al
robot. Le immagini dei calendari sono i luoghi dove il
prodotto dell’opera indiana si trasforma in commercio
globale.
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Sukanja Das
Global, 2006
In chiave
volutamente naive l’artista
Sukanja Das presenta un moderno ex-voto citando
l’iconografia cattolica dell’Immacolata, sostituendo
polemicamente la Vergine con la Statua della Libertà. Una
figura umana prende il posto della falce di luna su cui è
solita poggiare i piedi la Madonna, mentre in alto un angelo
porta un cartiglio con la scritta “global”.
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Untitled, 1994
Nella
seconda delle opere presentate si ripropone l’incubo di
Goya, l’ignoranza che genera i mostri. La televisione e
l’essere femminile si trasformano in visioni malefiche, come
i business men che incombono alla porta dell’India
minacciandone l’identità. |
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Untitled, 2006
Un volto
dai tratti spigolosi, tazze e fumo per un ambiente da caffè
metropolitano ma la cui figurazione semplicistica e incisiva
rimanda a una cultura primigenia. La differenza espressiva
scompare davanti alla tecnica artistica, un linguaggio
diverso per un procedimento comune: l’incisione su legno.
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Vibha Galhotra
Nata nel
1978 a New Delhi, India
What are we - What are we going – Where do we come from,
2006
Basate su
domande esistenziali, le opere multimediali della giovane
artista indiana Vibha Galhotra si sviluppano in 2 video a
flusso continuo dal forte impatto accusatorio. Un collage di
giornali e immagini di guerre si susseguono incisive,
trasformando il racconto di quotidiano orrore in opera
d’arte. Una perenne evoluzione, una continua costruzione e
modificazione è simboleggiata dalle opere digitali
interattive che mostrano forme astratte in realizzazione,
giochi con le parole o con le ombre di un’umanità amorfa
priva di identificazione etnica.
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Pulak
Dutta
Nato nel
1957 a Santiniketan, India
Natyaghar, 2003
Il grafismo
elementare che fa da cornice alla figura centrale è
l’esemplificazione di un mondo la cui base culturale appare
in evoluzione. L’antico bassorilievo è la testimonianza di
un passato sempre presente, di un’immagine arcaica che danza
e accompagna il cammino del sapere.
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Shreya Mukherjee
Nata nel 1981 a Santiniketan, India
Collecting personalities …, 2004
Le strade
indiane sono colorate da personaggi che vendono mercanzie di
ogni genere. L’uomo ritratto non ha volto, è l’indiano che
su una stuoia vende bicchieri o semplicemente serve in
questi contenitori una bevanda ignota. La folla di elementi
è il simbolo della moltitudine umana? |
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Nirmalendu Das
We destroyed Dodos, 2006
Il titolo
dell’opera ”Noi distruggemmo i Dodo” , denuncia la
possibilità di trasformare altre specie animali ora comuni
in mere illustrazioni scientifiche. Proprio ricalcando l’uso
di classificare il ricordo di animali scomparsi l’uccello
ritratto è ironicamente a metà tra figura tecnica e fumetto.
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Untitled, 2006
Nell’incisione le forme si modificano, si evolvono
verso l’idea di una figura lontana. Un paesaggio la
cui vegetazione si confonde con un cielo nuvoloso è
reso attraverso una fitta incisione di segni, una
pioggia di tratti che accomunano tutti gli elementi
dell’opera. La natura nostalgica appare avvolgente e
preponderante come la volontà di tornare ad un mondo
primigenio. |
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Arpan Mukherjee
Nato
nel 1977 a Calcutta, India
Untitled, 2006
L’abbandono di un antico villaggio e la fuga dalla
costruzione di una diga si trasformano in volute, in
segni concentrici e grossolani simbolo di un dramma
perpetrato in India, sempre in bilico tra la volontà
di modernizzarsi e il non cancellare le tracce di un
paesaggio tradizionale. |
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Untitled, 2006
Le montagne sono la cornice perpetua ma l’acqua è stata
deviata e ha sommerso i ricordi, le antiche usanze
che sussurrano dalle onde le proprie musiche corali.
Un villaggio al cui posto ora c’è solo una distesa
liquida.
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Rati Basu
Nata
nel 1957 a Shyambati, Santiniketan_India
Untitled, 1994
Un mondo semplice e sereno e la capacità di reinventarsi sono
l’essenza o la volontà di visione del mondo indiano.
Figure a tutto tondo rese con un realismo giocoso e
con colori densi che non lasciano spazio ai
chiaroscuri in un interno colmo di persone che
svolgono il proprio compito senza l’affanno
occidentale.
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Jenson Anto
Nato nel 1967 a Kerala, India
Ephemeral awakening, 2006
Un’istallazione vive con l’ambiente che la circonda, i pieni
e i vuoti sono parte integrante dell’opera
d’arte. La natura verdeggiante viene segnata
da linee bianche, da un materiale che prende
energia dal vento e dall’acqua, dal rumore e
dai silenzi estremi. Un’ istallazione
effimera che prende forza dalla natura e
restituisce la geometria della perfezione. |
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